Da L’Osservatore romano del 16/06/2025

In un libro il pensiero della beata Maria Corsini sulla famiglia «Chiesa domestica»

L’albero si vede dai frutti

di François-Marie Léthel ocd

Quello che il dr. p. Massimiliano Noviello ci propone in questa opera scientifica dal titolo Maria Corsini Beltrame Quattrocchi. Il suo pensiero sulla famiglia Chiesa domestica, (Cantagalli, Siena 2025), è un bell’esempio di educazione all’intuito teologico richiesto a ogni credente per una fede adulta e pensata, in linea con la tradizione di sant’Agostino – con fides nisi cogitatur nulla est (la fede che non si pensa è nulla) – o di un sant’Anselmo d’Aosta ­ con fides quaerens intellectum ­, ma anche con i vescovi italiani che espressero nel Progetto culturale della Chiesa italiana, per avviare un processo di formazione teologica della coscienza credente di tutti, perché ciascuno fosse abilitato – secondo la proposta di p. Antonio Spadaro – a un “teologale rapido” ovvero, alla capacità di avvertire, discernere e valutare con rapidità una situazione nel suo divenire.

La sfida posta dal pensiero della “teologa” Maria Corsini Beltrame Quattrocchi, porta il ricercatore-professore di teologia a trasformarsi in un vero evangelizzatore, coltivando quella “teologia sapienziale” invocata da Papa Francesco in Ad Theologiam promovendam che ne esalta il “timbro pastorale” privilegiando il sapere del senso comune della gente come “luogo teologico”: così «la teologia si pone al servizio della evangelizzazione della Chiesa e della trasmissione della fede, perché la fede diventi cultura, cioè ethos sapiente del popolo di Dio, proposta di bellezza umana e umanizzante per tutti».

Sic stantibus rebus, il presente studio partendo dagli aspetti essenziali della vita di Maria Corsini inseriti nel loro specifico contesto storico e socio-familiare (1880-1965), con metodo descrittivo illustra – a partire da un’indagine filologica dei testi scritti di Maria Corsini Beltrame Quattrocchi, rivelatrice di una donna con un animo particolare e dalle innumerevoli vocazioni, non schiacciata su quella del marito – la natura e l’importanza del matrimonio, della famiglia e soprattutto dell’educazione cristiana nel periodo in questione. Ha seguito con grande interesse gli eventi conciliari, accogliendone con gioia i primi documenti, in particolare la Lumen Gentium, con la quale la Chiesa riconosceva la stessa dignità a tutti i battezzati e la loro partecipazione alla funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo.

Dall’analisi approfondita che ne fa l’autore, si evidenzia lo spessore teologico, l’originalità del pensiero e il contributo alla teologia contemporanea del matrimonio e della famiglia, in cui adulti e giovani diventano per così dire partner in un processo reciproco di maturazione della libertà che continua per tutta la vita con l’aiuto della grazia di Dio, e che fa della famiglia una “scuola di arricchimento umano” (Gaudium et Spes 52). In questa prospettiva l’educazione si palesa una pratica familiare necessariamente formativa per i genitori stessi. Perché forma gli adulti, come i loro figli, nelle virtù. Ricordiamo che le virtù sono capacità di fare il bene più facilmente, e che si acquistano attraverso la pratica del bene. Il punto importante da tener presente nella trasmissione educativa abbraccia sia il contenuto che la qualità della relazione educativa. L’adulto è prima di tutto una persona amorevole, che evita di mettersi in una posizione di sopraffazione. Egli testimonia con il suo modo di essere che il bene merita di essere amato e che il lavoro sulle “passioni” non termina mai. È importante a tal proposito riportare molti esempi di virtù che si acquistano attraverso pratiche educative concrete, proprio a partire dall’ambito familiare: spesso è assumendo il proprio dovere di iniziare i figli alla preghiera che i genitori ne reimparano la semplicità e la regolarità, nell’umiltà della preghiera familiare dove adulti e figli si inginocchiano insieme. O i genitori reimparano la magnanimità quando accolgono un figlio che chiede perdono dopo un errore o un momento di rabbia, il loro cuore adulto si spezza e si apre alla misericordia. O ancora, i genitori reimparano il coraggio quando il loro figlio, affetto da un handicap o da una difficoltà particolare, mostra tenacia nel superare questa prova. Ma va detto anche che i genitori reimparano anche la pazienza dai propri genitori che, nella loro condizione di nonni, mostrano tesori di comprensione che a volte mancano ai genitori.

È proprio in questo senso che le pratiche educative delle famiglie possono servire da modello ispiratore per la Chiesa, perché l’evangelizzazione presuppone il rispetto incondizionato delle persone a cui ci rivolgiamo. La teologia della Corsini fa appello alla militanza, possono esserci grandi menti teologiche e grandi studi, ma è la militanza che conta, il miles. È la prassi che decide. L’albero si vede dai frutti. Questo elemento squisitamente ignaziano richiama la “mistica solida”, di santa Teresa.

Papa Francesco ha insistito tanto sulla necessità di una “teologia incarnata” che corrisponda a una fede come “sapienza spirituale”: «Abbiamo bisogno di recuperare la via di una teologia incarnata, che non nasce da idee astratte concepite a tavolino, ma sgorga dai travagli della storia concreta, dalla vita dei popoli, dai simboli delle culture, dalle domande nascoste e dal grido che si leva dalla carne sofferente dei poveri. Una teologia generata da Dio, che porta annunci di liberazione al mondo; […] una teologia che da “sapore accademico” diventa “sapore del cuore”, per suscitare divine inquietudini e incoraggiare il desiderio umano ad affacciarsi ai bordi del Mistero di Dio».

L’influenza mariana sulla costruzione del profilo spirituale di Maria Corsini, ben sviluppata e approfondita dall’autore, si rivela quanto mai necessaria e utile in quanto aiuta a comprendere l’aderenza alla realtà di un pensiero squisitamente sapienziale. La maternità spirituale della Vergine Maria dà a Lei non solo una causalità efficiente nell’ elargizione della Grazia, ma Ella è anche causa efficiente delle nostre virtù e del nostro agire virtuoso. In questo modo si comprende chiaramente che bisogna praticare le virtù non solo a somiglianza di Maria, ma alla dipendenza di Maria, per mezzo di Lei. La Vergine Maria rappresenta un ideale di sposa e madre assolutamente centrale per il raggiungimento di quella perfezione verso cui Maria Corsini, paradigma per ogni cristiano, tende.

La Corsini è stata una “teologa” esploratrice. Anche se aperta al dialogo, allo scambio di idee, non ha mai perso il contatto con la realtà, non si è ammalata di astrazione – grande pericolo della polarizzazione delle opinioni proprie, in cui si diventa autoreferenziali -, ella pur consapevole di correre il rischio di essere considerata con superficialità o con carattere effimero, non ha disertato la propria missione per pavidità, peggio per pigrizia. Osando con coraggio e senza timore, con la sua proposta, ella si è assunta la grande responsabilità etica di ricercare scientificamente e di traslocare in un linguaggio accessibile a tutti i guadagni veritativi delle sue esplorazioni critiche, a servizio della verità e dell’annuncio del Vangelo.

La Corsini, era ben consapevole da fine pedagoga, che i giovani vengono mossi con la testimonianza, vanno resi protagonisti. Non basta dare dei messaggi sul senso della vita, bisogna fidarsi di loro e responsabilizzarli. È necessario cercare insieme una strada. Leggevo in una rivista questo episodio: una volta, nella pausa di un incontro di orientamento alla scelta del liceo, una ragazzina di 13 anni mi ha avvicinato per farmi vedere sul cellulare la “faccia” del suo fidanzatino. Allora ho lasciato il mio discorso e ho parlato della differenza tra “faccia” e “volto”. Ho detto che oggi viviamo in un’epoca di facce, di maschere. Mentre “volto” viene dal latino volvere, cambiare. Cos’è che ci dice il dolore o la gioia, la bellezza o la bruttezza, la faccia o il volto?

Il pensiero della Corsini ci aiuta a recuperare codici narrativi cattolici comprensibili, accessibili, che attingono dalla modernità, in quanto vanno al cuore dell’esperienza cristiana. Tali codici non riguardano gli specialisti, i comunicatori, ma si trovano già “lungo la via” tra i giovani, nelle mura domestiche, basta mettersi in ascolto delle domande di vita dentro e fuori di noi. Prezioso e insostituibile è il compito della famiglia, il ruolo dei genitori, inteso come spazio di resistenza che spinge a sentire e a pensare in profondità, in cui si coltiva la differenza rispetto a ciò a cui le forze egemoniche di volta in volta vorrebbero ci adattassimo. Un richiamo forte alla teologia della “traversata” (termine caro a Pontalis, lo psicoanalista che dice che ci vogliono parecchi luoghi dentro di noi per avere qualche speranza di essere noi stessi), diversa da quella “seduta”, che richiama la fissità e rifugge il movimento degli esploratori, degli astronauti, dei marinai. Con la “teologa” Maria Corsini si torna alla realtà del Vangelo, che non è “bottega di restauro” né “laboratorio di utopie”, ma è il luogo della realizzazione (e-utopie).

Qui si impara a guardare le cose e a comprenderne il senso, qui nascono e crescono le relazioni autentiche. Quella con i genitori è decisiva: sono loro che mostrano il mondo ai loro figli, sono loro che hanno il compito di contagiarli con la passione per le cose belle del mondo. Bravi genitori confidano e affidano il mondo ai loro figli. Il compito educativo dei genitori aiuta a restare in un buon cammino, cioè a crescere guardando a un orizzonte di senso. E poiché ogni persona – volendo dare una definizione dell’umano – è una profondità aperta, questa apertura va coltivata sempre. La risposta davanti alle diverse sollecitazioni nel mondo non può che essere il bene, la cura del creato, dell’altro e del futuro. È questo che ci rende pienamente umani.

Oggi la sfida tocca a noi, attraverso la riscoperta dell’immenso patrimonio teologico del cristianesimo e la consapevolezza che l’evangelizzazione si svolge attraverso il bello e il buono già presente nella Chiesa domestica. Urge superare l’attuale grave stato di stagnazione, per un risveglio che necessita di un pensiero robusto e di una pratica coerente per non perdere, secondo le parole di Papa Francesco, la capacità “di sognare nuove versioni del mondo” che hanno la loro radice nella famiglia, piccola Chiesa domestica